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Sul
palco ci sono due chitarre, un basso e la batteria. Tutto è circondato
da suoni, spezzoni musicali in loop, frammenti casuali
di speaker radiofonici e televisivi che raccontano la fine
del secolo scorso. Echi lontani di tragedie ancora senza
mandanti e senza colpevoli. Sullo sfondo una garza, un
velo dove scorrono in video pezzi secchi degli anni ’80,
e dove si muovono loro, i CLASH, numi tutelari in carne
e immagini. E poi un attore che racconta. CLASH TO ME è ‘anche’ uno
spettacolo teatrale. Eppure, l’attore, sarebbe meglio
chiamarlo un attore-punk, non per i capelli (radi, molto
radi…), e neanche per l’età, quella
in cui si bruciano (o meglio, si bruciavano?) i punk: 18-21,
gli appena maggiorenni di ieri. No, l’attore-punk
da vent’anni non ha più vent’anni. E’ sopravvissuto
al fuoco e alla benzina. Ma per una inestinguibile e sinistra
inquietudine, per una incorreggibile attitudine che solo
i punk conoscono, l’attore-punk sarà punk
per sempre, anche a 40 anni, senza capelli e con la pancia
sfatta dai grassi e dal malto del secolo scorso e del secolo
presente. Racconta sul palco, dove ha visto e sognato mille
volte i CLASH, una storia (fuori tempo) con le musiche
dei CLASH, e con tanti eroi minori che nessuno conosce
di persona, ma che tutti hanno avuto vicino. Eroi sbandati
e senza futuro che hanno tratti e maledizioni facilmente
riconoscibili da chi ha vissuto la stagione d’oro
placcato del punk-rock.
CLASH TO ME è il racconto (aspro, comico e tragico)
di una rivolta che forse non è mai esistita, ma che
ha marcato a fuoco l’attore-punk e tutti quelli come
lui. Suoni, musica, video e rabbia al ritmo che brucia ancora
e brucerà sempre.
Quello dei CLASH.
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